eremo2Cose belle, modi civili

FIORI PER ASSI

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AVVICENDAMENTI
 
«Da dove viene?»
«Ah lasciamo perdere »
«Va?»
«Non so»
«Vuole fermarsi con noi? C’è buona tavola»
«Come potrei, fiele in gola e aria ‘irrespiribile’»
«Sia prudente»
«Letterale mica l’ho detto»
«Ci gira intorno, sa, anche ‘mal di fegato’ è dubbio»
«Che programma da queste parti?»
«Processione delle spine, mercatino, e fiera della grattugia a pedali con gli occhiacci in quadricromia del taumaturgo pio che misurano la lena, se si accelera le sopracciglia si distendono»
«Poi?»
«Allocuzione pixel al desco serale, sedici noni, quarantadue pollicioni, coscia in famiglia, tanti palloni. Omelia e buonanotte»
«Come da noi, al muro il plasma della provvidenza finanziamenti ventennali, nient’altro?»
«Temo di no mero piattume. Se non fosse per una telefonata a vuoto, ogni tanto si ripete, forse prove desultorie di sondaggio, a volte tardano se un altro entra in linea prima, o forse..»
«Perché non mette l’identificatore?»
«.. sarebbe autorizzare facoltà di controllo, eppoi no, magari è un residuo circostante di attenzione a tua insaputa, qualcuno che ancora bada a te ed esita a manifestarsi, talvolta mi pare di sentire una tastiera, magari una persona conosciuta per caso in un qualche ufficio, che vorrebbe parlarmi e non ce la fa o non lo può fare, e mi comunica così la sua ignota esistenza solidale..»
«È successo anche a me per un certo periodo. Ma cercavano mia moglie»
«Come è andata?»
«Ho andato via, nel senso di ciò che ho, pochi centesimi»
«Noi li dividiamo..»
«Già, e a me un gelato al silicio è costato un patrimonio»
«La geodetica del nostro sguardo pari pari dalla mosca, in ogni cella spot»
«Non avviliamoci»
«Non sento»
«Sstt piano dico non avviliamoci, sa la storia di Nullo Godottoni?»
«Chi è?»
«Uno che doveva arrivare, solo che di mezzo ci s’è messo un impostore, ricevuto con tutti gli onori parata militare e la fanfara del paese fino alla vecchia zia, molto pia anche lei»
«E l’usurpato?»
«Povero diavolo poveretto, non ha trovato nessuno e dorme alla stazione»
«Così va, corsi e ricorsi sotto mutatis mutandis, ventre molle non belluria di peluria classicista bensì tegumento ignaro benedetto al cataletto patrio»
«Sstt, orsù scherziamo tra affranti e tralasciamo i tanti»
 
«Callida va in giro in autoblindo e se ne frega. È un sorcio platinato visonato fino ai piedi, per salire le ci vuole la scaletta, se il pelo fa caldo climatizza. Siamo qui in diretta a parlarne care amiche cari amici perché dopo le orazioni del mattino va in studio, a rovesciare chilate di mondezza sui parenti, pronto, chi sei?»
«Cicorietti Tilde»
«Da dove?»
«Sterpaglie in Liminare. Ma ‘l marito non era uno strozzino?»
«Sì ma cià la decorrenza, al bar e al mar»
«Ma non po’ èsse no, allora sò domiciliari»
«Boh qui c’è scritto così, grazie si risentiamo a presto Tilde pronto chi sei?»
«Ah bòna de zio»
«Grazie per il momento possiamo chiudere, no? Chi c’è?»
«Trappolini Giannella ciao bella»
«Ciao da dove?»
«Da Noncèra di Mezzo, che poi un gruppetto di abusivi ha condonato e mo ce semo»
«Qual è il problema?»
«Adesso è una frazione di Fetecchiano no? e qui ci vogliono mettere una discarica per i morti ammazzati, noi non vogliamo e volessimo fare un appello al papa perché la spostino più il là»
«Capisco, beh noi lanciamo l’appello e chi vivrà vedrà»
«Grazie bella grazie»
«Ma non dimenticate di accendere un cero»
«No bella no, grosso grosso»
«Ciao ciao cia e adesso un po’ d’istruzione commerciale, flatulenza? Non digerite la coda alla vaccinara? È il momento di Rimessin att è un med legg att le is»
«Chiudiamo un attimo, stacco in musica»
«Che succede?»
«Hanno telefonato, il Rimessin va cassato, non si deve più dire»
«Perché»
«Ricorda troppo patologie digestive, vai alla plastica assistita»
«Vi guardate allo specchio e vi sputereste? Ma oggi si può, in ventotto comode rate e un ricco catalogo di opzioni una faccia nuova per tutti in quattro giorni, noi sì che vi cambiamo i connotati. E adesso amiche e amici ancora una fantastica proposta, direttamente in casa vostra in comodato per tre settimane il plurale maiestatis, con diritto d’uso nella catena ‘un diadema per te’»
 
«Eppure la storia amico mio ha un verso positivo»
«Ah sì? Cosa lo dimostrerebbe?»
«Sebbene ogni istante della sua trasversalità sia perfettibile, fra ciò che nasce e muore il grumo dell’umano abbarbicato arriva al piatto più di ieri, e ove ciò non accada almeno si pone il problema»
«C’è differenza però fra vivere e campare»
«Il meglio si sa è nemico del popcorn»
«Realismo di basso profilo preferibile? Certo, si continui a giustificare il saccheggio di beni generali o di valore aggiunto. È ancora in libro mastro la voce servitù. Del resto per avere bisognerà pur togliere a qualcuno»
«Non mi verrà a parlare del big complotto»
«Perché no? Non vede il trito di anime semplici? Gli artefici in spolvero e spennacchi i mezzani affannarsi per un osso da polso e la squinzia a gettone? Ah Ciccillo Pampurio»
 
PIGOLIO DI UNA STAMPANTE RIMASTA SENZA CARTA, LUCE DIFFUSA.
L’AZIONE S’INTERROMPE.
ROSETTA AGGIUNGE CARTA.
 
PAMELA
Come sono andata?
 
MILCARE
Secondo me benissimo
 
PAMELA
Vorrei tanto che il signor Veregundo Castrozzi Di Lucilio fosse dello stesso parere, mi accettasse con voi. Gliel’ho detto nella mail, appena riceverò la prima rata della borsa di studio gliela consegnerò
 
MILCARE
Quant’è che l’aspetti?
 
PAMELA
Un anno e mezzo, guadagnavo qualcosa in un pub, l’hanno chiuso, mi sono trovata spiazzata. Un’impresa di pulizie dovrebbe chiamarmi, ancora niente, anche perché ho laboratorio la mattina e i turni di lavoro pomeridiano sono tutti presi, gente che arrotonda
 
ROSETTA PRENDE UN FOGLIO DALLA STAMPANTE
 
TRAVERTINO
C’è altro?
 
ROSETTA
No era finito. Solo ‘massime d’impatto minimo’..
 
TRAVERTINO
Fattispecie?
 
ROSETTA
Che la storia ammaestri. E un distinguo, l’attualità della storia, sempre atto storiografico, e ‘storia attuale’, preclusa al contemporaneo dalla mobilità evolvente della cronaca, continuo spostamento del punto di retrospezione nefandezza dopo nefandezza. Ce n’è anche per te Pamela, sei stata ammessa in osservazione
 
PAMELA
Ohh, emozione, e tanta gratitudine
 
TRAVERTINO
Rosetta me la dai?
 
ROSETTA
No, buona notte
 
TRAVERTINO
Tu Pamela? Scotto di noviziato?
 
PAMELA
Volentieri! L’ottavo giorno della settimana
 
KARRUBA
La mia gente aveva una storia attuale, coincideva con quella tramandata a voce. Non voglio dire meglio, semplicemente altro, concezione non finalistica, compresenza animica, pace interiore. Difetto un po’ di fatalismo, forse più d’un po’, non avremmo però mai distrutto ciò che ci circondava
 
ROSETTA
Ulteriore rammarico per il cattivo esempio, e perché ci stiamo pensando noi
 
KARRUBA
Accetto scuse, la colonizzazione economica non è migliore dell’assoggettamento fisico, ma non voglio nascondere le contraddizioni della mia gente, altrimenti non sarei qui a studiare. Si raccontava di Ngono, un bambino che per sfuggire a un leone si arrampica su un albero ma si ferisce. Il sangue eccita la belva, che non si dà per vinta e rimane a fare la posta tutto il giorno. Ngono si sfama masticando a lungo un pugno di granaglie portate con sé, ogni tanto si umetta le ferite, infiammate e dolenti, con la saliva stimolata dal bolo. Cala la notte. Sopraggiunge l’alba, il leone non c’è più, e le ferite sono miracolosamente rimarginate. Ngono torna al villaggio e racconta la sua avventura. Da allora in molti quando si ferivano salivano su un albero a masticare, meglio se con un leone nei paraggi, e la cosa stupefacente è che in diversi guarivano. Qualcosa di vero si recupera, quelle granaglie ruminate fermentavano sviluppando una proprietà antisettica, ma il resto del rituale, lo vogliamo dire pleonastico?
 
TRAVERTINO
Almeno un fondamento empirico c’era, noi stiamo ancora all’autosuggestione, e alle complicità turiferarie che l’assecondano lastricando la strada ai magliari
 
MILCARE
Sai Travertino, non ce la danno, le infonde il dolorismo
 
TRAVERTINO
Sì Milcare, è tale
 
ROSETTA
Sapete come si pensa al momento, vorreste che cento milioni progetto di metà persona andassero in fumo? In deviazione orgastica? Scherzo ragazzi, ma quasi finirà così. Vero, dovremmo aggiornarci e chiavare un po’ di più, ma è rompere un diaframma della mente, e i sentimenti hanno i fatti loro
 
TRAVERTINO
Allora fustigatevi le chiappe e buonanotte, i cento milioni di metà persona saranno discrepati in frotte casuali, polluzioni di sogno e larve d’immaginazione. A meglio la conversazione sulla conservazione, laddove assegnare la vita è decreto a termine
 
PAMELA
In ogni caso una disfatta?
 
TRAVERTINO
Dipende dai gusti, se il mondo piega male, se il nostro paese poteva esser bello e non l’è più, né lo sarà mai più
 
MILCARE
Ahi fantasilandia troiarda, vituperio delle menti, né contraddittorio possibile né dialettica quando ti segano la sedia della convivenza entro i medesimi confini, e l’unto è untume a spanare la via
 
TRAVERTINO
Qualcuno in un futuro forse lontano potrà chiedersi dov’eravamo, ancora entro i confini nazionali per adesso, ma potrebbe suonare la campana “se non ti sta bene vattene”
 
ROSETTA
Il tozzo di pane per cui studiamo ci obbligherà lo stesso raminghi, come lui
 
TRAVERTINO
No Karruba tornerà a casa con un obiettivo problematico ma forte, noi invece, e già di gioventù contributiva ce n’è poca in giro, chissà dove finiremo, per la miseria anziana dei nostri
 
MILCARE
Capito Pamela dove sei capitata?
 
PAMELA
Sì ma non abbiate paura condivido a braccia disarmate: non c’è senso estetico in giro tra vessilli di fandonie cafoni e bellimbusti, mi verrebbe darvel’à’ consolazione ma non vorrei far le scarpe a lei e prelazioni sue
 
ROSETTA
Accomodati conosco il tuo tipo afflato trentadue del mese qual è il problema direbbe la scema? Non ce n’è risponde la cogliona
 
MILCARE
Associazione libera di verbi pensierini spezzatini, saltate le regole salta la sintassi, tanto a che serve.. Quando le tavole vero falso che aiutano il logico a vivere sprofondano nel guazzabuglio imbroglio si piazza un’anteriorità esistenziale, per Veregundo aria irrespiribile
 
TRAVERTINO
Se non respiri spiri.. certo, prima di tutto
 
MILCARE
E allora bisogna aspettare che la cronaca diventi storia, benché pur sempre brutta storia d’anni bruttati dalla finestra del lezzo a nari assediate..
 
TRAVERTINO
smargiassate prepotenze pagliacciate da travaso della bile
 
ROSETTA
Shh fegato e paraggi Veregundo suggerisce prudenza, opzione magone un reato d’opinione
 
KARRUBA
Più che associazione libera la vostra sembra dissociazione prigioniera, coazione alla cantilena della pena
 
TRAVERTINO
Da scontare senza aver fatto nulla di male, appunto anteriorità di giudizio esistenziale, sospesa la dialettica la pensiamo tutti uguale, l’essere immutabile della predicazione immobile che non ha divenire
 
MILCARE
Lunga vernazione vivere il valore di una variabile uccisa e scansare la persecuzione del sacro
 
KARRUBA
Io però volevo distinguere tra magico e sacro
 
ROSETTA
Il sacro può fare lenocinio del sogno. Lo vorremmo questione privata, intima non da paramenti
 
TRAVERTINO
O paraventi. Un chilo di piombo e una piuma cadono insieme nel vuoto senza attrito? Il piombo andrà più veloce si dirà fallace. Ma se lo colleghiamo alla piuma che è più lenta frenerà di un po’, però la piuma benché leggera lo fa aumentare di peso dunque il piombo dovrà accelerare, ecco allora che deve andare più piano e più forte, impossibile. Conclusione i due corpi cadono alla stessa velocità. Vecchia ma buona, chi la pronunciò finì sotto processo
 
MILCARE
In effetti quel che si può dire di reale pertiene alla costruzione del tetto reale. Viceversa spazio all’irreale
 
PAMELA
E la poetica?
 
MILCARE
Ridicola no?
 
PAMELA
Estetica?
 
TRAVERTINO
Proporzioni auree guardati attorno ne vedi? Scotomizzare è il margine operativo. Mica misoneismo né rimpianti, la frantumazione si ricompone nel mosaico grigio del panorama azzerato, proporzionale al sensibile di coscienze avvertite, bellissimo quando in fila si può contare lo spartitraffico modulare
 
ROSETTA
Retrovie sconnesse la città dal treno, quarzo plastico graffiato verde smunto amaranto sconsolato, terrazze scrostate infestate di antenne, cassoni toppe di guaina cavi penzoloni infissi anodizzati cucine diafane, un’ombra sdentata scalda il caffè, gomme e carcasse di ruggine, incannucciata di pomodori tra liquami e cani spelacchiati, bandoni d’ondulato fermati da sassi, un palazzone volge la faccia cieca di catrame benvenuti varie eventuali
 
MILCARE
C’erano forse premesse diverse, una geografia generosa, un genius loci dell’antico a consigliare. Dove memoria ha soggiornato a lungo e tradotto lo sguardo in qualità prevale Crasso al posto di Vitruvio con i venti piani di tugurio
 
ROSETTA
Le ridenti coste basilico e terrazze di limoni, l’ottavino panico che guidava il grand tour, le ruote dei predoni coi gipponi dei perdoni, un paese scheletrato di cemento armato, monopolio conclamato dell’imbecillità, gomiti biansati dei pagliacci riesumati voilà
 
TRAVERTINO
Perdonaci Pamela il monocorde, è ludibrio dell’orbe l’orbace non piace
 
PAMELA
Mendace incapace salace dispensiere di battute da barbiere okay ma io?
 
MILCARE
Puoi affermare: “Io sono qui ora”, verità per te sempre valida ma non per l’altro, testimone o meno della tua presenza benché portatore della stessa istanza
 
PAMELA
Enunciato sconsolatamente monadico
 
KARRUBA
Contingente a priori, magico perché logico, ecco questo mi piacerebbe raccontarlo alla mia gente, credo che sorriderebbe, infatti vive molto insieme e sarebbe molto vero, la vostra invece è comunità di separati
 
TRAVERTINO
In sottospecie demarcati
 
PAMELA
Associazione libera io sarò qui ora non so ma ho anche sentimento spicciolo
 
ROSETTA
Uzzolo che forse mi riguarda
 
PAMELA
Perché non darla Rosetta
.
.
MILCARE
Ohh
 
PAMELA
dicevo perché non darla vinta al sen?
 
MILCARE
Al senno del seno?
Al seno del senso?
 
TRAVERTINO
Al penso un po’ meno e fotto di più?
 
ROSETTA
La stampante!
 
MILCARE
Sacripante, a quest’ora?
 
ROSETTA
Veregundo parla a nuora
 
PAMELA
E la suocera chi è?
 
ROSETTA
La pinzochera dei tre, mi si dice proferire che c’è molto da scoprire, se la stele decifrare del piacere femminino. Chiacchiere tante risultante prosciuttino mascolino niente al quoto tutto vuoto
 
TRAVERTINO
Vuoto o statuto contraddittorio, insieme di tutti gli insiemi che non sono membri di sé stessi?
 
ROSETTA
Tu che c’entri? E lascia stare i membri
 
MILCARE
Li capisci?
 
PAMELA
Parlate assordati, normale anche nello speciale ossidionale, poliorcetica affettiva sempre sempre uguale oh, o bamboccio col moccio o a dottrina chierichetto col fioretto, se davvero vede il letto ci fa ancora la pipì
.
.
KARRUBA
Insomma si va sul personale Milcare ed è bene pensare un po’ male non ti pare? A cominciare dal residuale lessicale, dal furto della parola globale tutta uguale. E stele non è la tele ma tale, questione di stile
 
PAMELA
Non arroccarti in cima a te, gli assedianti fuori lasceranno la presa spazzati via dall’insipienza, qui ronfa soddisfatto, come un gatto vicino a chi gli è amico, e tendi le orecchiuzze alla tetica del cuore
 
MILCARE
Come si fa, decozione di ragione sconfitta antropologica senza remissione. Seppure un lustro, assai poco lustro, chi renderà conto del bidone di cerone e di cartone? Della carta consortile smanacciata lacerata dicotomia di un’etnia? Chi della censura? E del branco di zeloti idioti?
Mi date il segnale della stele, se non è fuorviare si tratta di capire, non mi dire, Rosetta, reginetta traduttiva nel senso del condurre piuttosto menhir verso panspermia, sintonia del batterio originario tra figli delle stelle, non vedete quale stallo?
Materia di nobile miseria scodata di cometa carbonio nel mare di metano, comburenza primordiale che perviene alla coscienza, e lì totemizzato in deiscenza d’aseità gargarozzo sprint e i quaranta dentoni.
Non è cosa no, produrre compaesani
 
ROSETTA
Dici che traduco nel senso che conduco, a buon fine l’ovocita della vita? Non mi verrebbe che te
 
MILCARE
Lo so e perciò perdonami ma è no. Sarei potuto essere, invece non sarò, tanto nell’ontologia del possibile non muore nessuno, cancellami dalla mente senza nostalgia, dissolvermi m’è dolce, me n’impipo e vado via
 
PAMELA
È andato, puff, nuvolina che s’abbuia e non è più
 
ROSETTA
Travertino, tu?
 
TRAVERTINO
Lapidario?
 
ROSETTA
Lapicida
 
TRAVERTINO
Esergo ego, caseggiato avito pietra e mattonato, botteghe, ingressi, picchiotti padronali, anelli da cavezza ai barrocciai, strigili da suole sulle soglie, finestrelle del piano superiore d’affaccio meridiano, di là versante a valle terrazzato sull’eoo, rimessaggi il frantoio pozzo dispensa rorida cantina, pergola d’uva e fico alla vasca del bucato, la panchina ombreggiata di cedrina, scalette fontana di mortella e pesciolini, pollaio a sentenziare ore alberi da frutto, sotto strada bianca punteggiata dallo sterco del motore bue, ad alzo colli romiti dirimpetto in serata lumicini, a destra il monte tra le nebbie a sinistra in fondo il madreperla blu del mare stagnato dalla luna.
Mi vuoi lasciare in pace?
 
ROSETTA
Picchiotti padronali nevvero? Lucidi d’ottone al benestante gretto, e il mezzadro che torna nel contado scalzo o a cavacecio
 
TRAVERTINO
Appunto per questo, quando si trattò che andasse ripartita l’immagine è sparita, mentre il quattrino migratorio speculava in città dormitorio. Ciao Rosetta, tradurrai per i posteri se ve ne saranno, e non mi sembra così grave
 
ROSETTA
Anche tu Pamela?
 
PAMELA
Porto il bimbo nel limbo
 
ROSETTA
Ma non c’è più
 
PAMELA
Invece sì, l’unica cosa di cui siamo sicuri
 
ROSETTA
Addio ragazzi mi dispiace. Tu Karruba?
 
KARRUBA
Ehm ehm, Rosetta so che ti sei espressa nel migliore dei modi e con le migliori intenzioni, se non basta non è per colpa tua. Fiori per te, per assi di sguardo cartesiano, devo andare, a me piacerebbe che la mia gente continuasse a cantare, e per questo c’è tanto da fare
 
ROSETTA
Grazie, bel mazzetto primavera a chi spera e non s’avvera.
Stampante Veregundo muore, di Lucilio ultimo fiato, fiata di lutto e vergogna di tutto
S’annotta nella grotta di Platone
 
tace il trepestio dei passi, una prece, i fiori per le assi
 
 
LI GETTA A TERRA E SE NE VA
 
 
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FINE
Copyright 2002 © by:
G.Petrelli
 
 
 
 
 
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