eremo2Cose belle, modi civili

‘OPERA PRIMA

BANDITORE –
Spettabbile pubblico, ormai tant’anni fa
in questa vetusta città che in merito ne sa
un grande esponente della scena
indiceva ricorrente un dopocena
con gente assiepata tutt’intorno:
la sala un accogliente sottoscala
vicino alla piazza che origgina il tridente
A volte un tema del giorno,
conferenza conversazione prolusione
che poi il whisky aizzava in discussione
Insomma si parlava, a notte fonda s’usciva,
l’occhi dé fòri ancora a litigà
col fumo dalle froge e il rantolo alla strozza,
s’era cominciato col teatro se finiva “mo t’ammazzo”
Teatro sì, teatrale, teatrica, teatrante,
qualcosa nella cerca commediante
avverso alla mistura soffocante
del mostruoso conformismo di cultura
Autobus di scalmanati o nautilus
un viaggio verso nuove sfere
scialuppa di dannati in lotta col potere
 
Orsù perché vi narro, quando i più di quel bizzarro
stare assieme da forzati euforizzati piano piano son traslati?
Perché una nuvoletta che mi frulla nella testa come culla
ne riporta indietro alcuni in primo piano nel ricordo
come impulso di per sé portatori di fonè
immolati al défilé del calvario volontario
su il sipario all’orfico officiante dell’accordo
la strega della voce recitante che ti frega
un istante monopolio al tacitato circondario
catturato nella presa del sembiante immaginario
dignitario del lemmario o velleitario
dal bicchiere prioritario la deriva d’invettiva
alla resa spernacchiante dell’arena tumultuante
un grido soccombente, ma ornato di alloro:
“l’anima di quella.. prosapiaccia loro”
E così sia botte sulla via cercando l’utopia
un’alba sì una no, tre volte a settimana la buriana
uff
Eppure grumi indistricabili
legami indissolubili
e sempre tutti là
a contarsi divisi ed essere unità
ognuno alla cara metà
guarda non posso, stasera c’ho da fa
Questo era e questo fu
meta non reperita, ma spezzoni di vita
TEMPO
 
CORO – Per i glutei di Giove, il giro di luna muove la verità più inopportuna munifico Onorio, e malfermo sulle scale sincopate scende il salvifico a riempire l’uditorio di legnate
 
CAPRO –  Pletora di mediocrità su voi cataboliti a sazietà, per naturale vocazione e riverenza la mia riconoscenza deiettiva è qualità
 
CORO – Il Sileno ha fatto il pieno, ma dissennato non mente l’insolente e ciò che sente è preveggente
 
CAPRO –  Trombacchioni malnati, letterati mal vissuti, cittadini maleodoranti, astanti dalla ciancia immonda, che esonda lordandomi il cerume nell’acume delle recchie, udite che dice questo vostro conoscente tra le more scoppiettanti di fetecchie: dopo il cattivo irlandese di vane attese in francese, non c’è canovaccio che tenga ma uno straccio inane, finché non venga palese quel tizio, che tanto dovrebbe arrivare e mai si fa vedere, facendoci il piacere di non essere fittizio
CORO – Oh Capro meglio espiatorio all’esilio potorio che a frugare nel comprensorio del nostro sospensorio..
 
CORO I – Sapete che m’ha raccontato Renata?
 
RESTO CORO – No
 
CORO I – Appunto
 
 SONCINO – Capro parlava così perché era veramente espiatorio, era andato oltre, fino al non ritorno. Sono tra i sopravvissuti, di quell’allora remoto. Ogni tanto sento Ciabatta la sintatta o Enfisema semantema, ci ripromettiamo sempre di vederci ma non accade mai, e lo sappiamo nel momento stesso che ce lo diciamo, perché anche noi non arriviamo
 
TEMPO
 
CAPRO – Scodellati foste bruto scarto di parto a cavallo d’un sacello nel mondano bordello, è già notte di sfollati, non vedete quanti siete?
Né di me saprete più, uh mi sento un po’ giù.. che fate non m’individuate? Addio ah ah, anime dannate
 
CORO – Addio bello
 
SONCINO – Eppure munifico Onorio cerchiamo il diverso e quando c’è cambiamo verso
 
TEMPO
 
SONCINO – L’amico Caio, da me sollecitato in privato, avrebbe immaginato l’arrivo di Tizio: alla stazione il comitato per il festeggiato, assessori una zia il sottocapo dei vigili del fuoco banda e arciprete e un inviato dell’ospizio
 
Lo citai censurando, fiatai normalizzando, un peccato, chissà quel calamaio rovesciato:
 
Tizio scende trionfalmente, non porta denari, immantinente cacciato a pié pari
Tizio scende trionfalmente, gabba mendace e ricorda l’orbace, in delirio la folla plaudente
 
Tizio scende ed è un alieno, se ne torna in un baleno
 
Tizio scende malamente, botta al piede casca un dente, Tizio scende ed è un bracciante, superato da un cantante, Tizio scende ed è un perdente, assalito dalla gente
..
Tizio scende e nessuno lo scorge, sconfortato risale e risorge
Fa il paio col mito di Caio, misconosciuto non pervenuto
 
TEMPO
 
CORO I – Sapete che m’ha raccontato Renata?
 
RESTO CORO –  No
 
CORO I – Allora non si va da nessuna parte e si rimane al fermacarte
 
CORO II – Ma chi, la dama del guardiano del procoio, che dice muoio e scappa col mandriano?
 
RESTO CORO – Orrore a tanta licenza, però non dice muoio ma ohio che d’è?
 
CORO III – Già perché il bastiano chiave in mano fa tiè
 
CORO II – No quello è l’elettrauto, altra storia ed è più cauto, per la dama meno evidente una chiave nella mente
 
RESTO CORO –  Peccato, ma di’, Renata è sfacciata?
 
CORO I – Come s’osa, Renata è pelosa, però immacolata
 
CORO IV – Falso, la data..
 
RESTO CORO –  Ohhh sciagurata
 
CORO IV – ..non aggiornata, la tresca scollacciata smascherata, l’amante retrostante, lo starnuto in flagrante, un fendente del marito furente, il saluto del pendente esuberante..
 
RESTO CORO –  Uhhh che accidente all’imprudente erubescente, il bardo ricorda Abelardo
 
CORO II – E il dardo persistente, Renata appartata col fattore a riscatto del ratto col trattore
 
RESTO CORO –  Stupore, clamore
 
CORO IV – E io l’ho vista in carriola fare la capriola con quel tizio là
 
CORO – Il tiizio? Ma è un vizio
 
CORO IV – Non quello ma Pinco, per sfizio, che stinco non appare, ha il pallino dell’affare di servizio
 
CORO II – poco propizio
 
CORO I – e insomma nell’ovile tutto ciò diventa vile
 
CORO –  senza stile senza stile
 
SONCINO – Dall’augusto faldistorio il parere del sapere munifico Onorio
 
ONORIO – Sconoscimenti misconoscimenti disconoscimenti riconoscimenti mancati, o riconoscimenti immeritati, filamenti di vita sfumati o cassati, verrebbe da chiedersi perché nell’ingiusto del sulfureo sempre affacendati mentre all’empireo così sfaticati?
 
Poi in lizza una bozza dell’andazzo
 
CORO – sentiamo e giudichiamo
 
ONORIO – ..il sollazzo del lazzo in sempiterni contuberni, tra cannoni e colubrine nelle trine femminine
 
CORO IV – ..dagli antri boscosi dai tori gaudenti..
 
CORO II – Ma non è così
 
CORO III – Piantala lì, rotture diegetiche frenetiche
 
CORO II – Ignorante seduta stante
 
CORO III – Imbecille tenuto con le spille
 
CORO II – Puzzi ancora di colostro, io ti castro
 
CORO III – Un evviva alla salva di saliva, sghignazzo per il pazzo e l’andazzo alla deriva
 .. 
CORO I – Quando fa freddo fa freddo
 
SONCINO – La neve è bianca se e solo se la neve è bianca
 .. 
CORO –  Può capitare
in fondo al mare
soli e pensosi
ad ascoltare il mondo..
 
TEMPO
 
SONCINO – Che altro dire al grado zero? Invece no non era vero, ventata epistemica aria nuova in prova, folata di ‘scritti’ per cervelli fritti, spifferi di saggio, rodaggio del meta e del linguaggio oggetto, refoli riboboli d’estratto in virgolette: tra apici magici
 s’affianca ‘la neve è bianca’ all’uguale se e solo se la neve è bianca è fattuale.
 
‘Lacan-dida’ fioccata nel dada dello stigma: la scrittura a occultare l’enigma
 
 TEMPO
 
VISIT –  Io son detto e in quanto detto il mio è intelletto e il miao istanza della panza
 
CORO – Ancora a tarda ora una stella che brilla se vacilla
 
ONORIO – Vieni comodo ti prego
 
VISIT –  Grazie, un entrare liminare, dalla soglia la voglia di parlare datemi un bicchiere, se vi guardo come sfratto speculare, nel dare e nell’avere
 
Sono colui, di fatto solo lui, che è senza di me ma in sé parla per tre, fante cavallo e balzello del re
il primo ci rimette andando a fette, il secondo trotta nella grotta, l’ultimo in groppa se ne va comandando, un trio, io sex e superpìo, e a vociare siete voi, da cui il bercio immaginale giunge a me, fatto soggetto che esercita compatto, offrendo al circondario il ruolo dell’abbecedario
 
Stante l’essenza del significante viandante, una pura materialità della natura, che
 
 
TEMPO
 
SONCINO – (lo specchiante neurone avrebbe confiscato la funzione relazione con l’enzima a colazione. Crapule di molecole, o fantasma sommario permanente nel cangiante? Elle apostrofo unario l’unario cos’è?)
 
 
TEMPO
 
VISIT – come tratto unario separa nel soggetto l’agente locutore, prima maglia di catena e spartiacque dell’attore
maglia che raglia solitaria nella faglia di senso, chiama un’altra maglia, e quello si fa ostenso
 
 
Sbobinare il pronunciare, che procede come gli pare e stoppato punteggiato ritorna statuito al cognitivo retroattivo presagito
 
Così che si propaga la tragedia della media, la tragedia è ineluttabile, non lo fosse cosa è? Sarebbe tragedia il probabile, o più l’improbabile? Oppure il redimibile?
L’emendabile non è roba per me, arrivederci signori, pensate per tre
PS – Il quarto è sconforto per il morto, non a torto uno che sta se non c’è
 ..  
CORO – Saggio Onorio, il piglio oracolare del nostro compare ci lascia sgomenti su diversi argomenti
 
SONCINO – a cominciare dal taglio riflettente del favellare, con l’emittente ascoltarsi ricevente nell’inverso compiuto del proprio sconosciuto intendere, traiettoria sagittale del segnale, il quale sotto l’individuale rivela il rivale, un parlante che anticipa il cosciente
 
RESTO CORO – A dire il vero scardina il pensiero
 
CORO IV – ed evidente che dove la sovrascrittura configura, l’opzione volizione è pura illusione
 
RESTO CORO – la tragedia anche se la conosciamo la vediamo e rivediamo, l’ineluttabilità non è del fato, ma nell’essere dato a un circuito obbligato
 
CORO IV – impacchettato a ostetricia ciucciotto e cagotto nel nulla d’oplà, e in camicia celato da una mano di scrivano alla realtà
 
CORO –  fino ai sonni ron ron sulla sedia din don fino ai sonni ron ron sulla sedia din don
 
ONORIO – Amici, in cuor mio non traggo buoni auspici
 
CORO I – La regressione fa impressione
 
CORO II – Anteriorità dell’entità rispetto all’identità, così che va nel sapersi da là, quel posto dove ancora non si è
 
CORO –  Ci si andrà ci si andrà
 .. 
TEMPO
 
SONCINO – Capitavano momenti d’intensità, quando non prevalevano interessi di praticità – in alcuni aspettative d’iniziative remunerative in altri comunque premiative – e la disputa intonava silenzi e accenti di sincerità carbonara e complicità in vedetta, asceti d’una cagnara ristretta a gara in cerca della vetta
Poi la presa cedeva, l’oggetto svaniva, il dubbio riaffiorava e ci s’incarogniva, ma nessuno lasciava, e la volta dopo si ricominciava e risaliva, scendendo nella sala del fetente sottoscala
 
TEMPO
 
ONORIO – Né munifico né magnifico vi prego, il vostro Onorio è compagno nel rimbalzo oratorio, nella via che indaghiamo non c’è percorso senza concorso né artefice senza molteplice, il tributo di volontà contributo su per la china alla bandierina della comunità, quale sentiero la bussola dirà
 
Come sempre benvenuti. Eccoci qua
 
RESTO CORO –  Onorio, mani avanti un tropo illusorio, pe’ facce stà ce devi dà il refettorio
 
CORO I – Mi dissocio, il significante che attraversi il mio sembiante facendone strame sia il movente latitante che surroghi il presente qui espresso dalla fame
 
CORO II – Offri il petto fanciulletto sostituto del banchetto
 
RESTO CORO – Volemo magnà volemo magnà
 
CORO IV – Un contratto a tempo pieno
 
CORO III – Tanti soldi in un baleno
 
CORO IV – Io sono l’apripista
 
CORO II –  Io mi metto in bella vista
 
CORO III – Il mio ruolo un usignolo
 
CORO II – Il mio intrepido schioppone
 
RESTO CORO – Tralalallero lallero lallà
 
CORO I – Io invece sono Renata, sono qui, sono nata
so che avete parlato di me come tipa specchiata
ne ho piacere mi guardate siete voi la carognata
 
E io sono Tizio, arrivando riapro l’esercizio
 
RESTO CORO – Roba esausta, materia poco fausta
 
CORO I – Ma se il Tizio è un avventizio e Renata un’oblata, e un incontro propizio nel ritiro in collegiata rigira la frittata di un amore negato da una grata? Nei lunghi corridoi di penombre e minestrone ciancicando un’orazione viso a viso all’improvviso e l’improvvida erezione?
 
RESTO CORO – Un figlio dal giaciglio in un androne?
 
CORO III – Non sarebbe un trovatello nel cestello!
CORO IV – Bensì pargoletto vocato a chierichetto
 
CORO I – Ma no la prole annichila le fole, e dal letto il copione finisce nel cassetto. Invece campanella i due bacio e chetichella, poi magari alla funzione la pulsione meretrice in predazione, da lungi in tralice ammiccamento al primo appuntamento, batticuore delle ore, levata in nottata al mattutino claustrale, fiammelle tremolanti le file salmodianti, convergenti al porticato per l’ingresso nel sagrato, i due attardarsi, scartare, nascondersi di lato, e abbracciarsi a perdifiato con in mezzo il corpo del reato
 
RESTO CORO – Il piacere entropia del tramare, il tramare entropia del godere in divagare
 
SONCINO – Nelle preci c’è chi fa le veci, alle prime luci dalle cucine odor di focaccine, e solerti suorettine aperte le porte all’imminenza di fine penitenza sorprendono beati i due indemoniati
 
CORO III – lumeggiati nei panni sollevati i dettagli barbati ohhh.. il cubicolo un postribolo!
 
RESTO CORO – Tandem o affrontati ci siamo tornati
 .. 
 
CORO I – Siano fustigati, con questa voglia addio agli elaborati
 
CORO III – Allontanati in romitori separati, a memorarsi sui persi sensi alati
 
CORO IV – Non poi tanto, basso istinto
 
CORO II – A me piacciono oscurati ancora un po’ nell’indecenza, ma senza la fatale conseguenza neonatale, si ottiene che Tizio lascia il limbo del fittizio e seppure incarnato da novizio finalmente viene
 
RESTO CORO – ah ahh
 
CORO II – e Renata donata con giudizio, preservata alla sorsata terminale non si astiene
 
RESTO CORO – oh ohh
 
CORO I – E al primo sentore di focacce i due squagliano e cancellano le tracce, rientrando differiti e mormorando di coliti
 
RESTO CORO – Benissimo illustrissimo, ma ahi lasso qual è il prossimo passo?
 
CORO II – Una variante preventiva di Renata oblativa
 
RESTO CORO – Sentiamo e arrossiamo, ma come ci arriviamo?
 
CORO I – In lavatoio, ancor non c’eravamo, una loro iniziativa..
 
SONCINO – permesso accordato dall’economato raccolgono ciascuno nel proprio seminato dei gran mucchi di roba da bucato
 
CORO II – In proposito è dimostrato che un salvagente lanciato è ‘bucato ammollato’
 
RESTO CORO – ih ih
 
SONCINO – ..e ribeffando celibati di cenobio e nubilati
 
CORO II – Malori di nubili ‘colpi di sole’
 
RESTO CORO – eh eh
 
CORO I – ..sbuffando di fatica nell’aprica via della lavanderia trascinando biancheria s’incontrano alle vasche circondate dalle frasche..
 
SONCINO – ..lasche e pronube le vesti monacali al pube libertino
 
 CORO – ‘Piccolo schiavo affrancato in latino’
 
CORO II – ..che alla prima peluria sceso dal barbiere si trova ‘raso al suolo’ senza dolo bombarolo
 
CORO I – e sia, niente pelo sotto il velo ma l’abiura di scissura, e per procura dichiarata Renata impalata
 
RESTO CORO – uh uhh
 
SONCINO – “Non mi perito, il rovescio della medaglia è comunque un entrare nel merito”
 
RESTO CORO – Medagliere lustro d’un vero puttaniere
 
CORO III – Cinque anni di gloria?
 
CORO I – No appuntato al petto il retto trionfo dell’eretto eletto nella storia
 
SONCINO – Se la ragione sociale di Tizio trasla dal conventuale all’osanna madornale può essere algente per tanta tanta gente
 
RESTO CORO – Mica ci pare un arrivo salutare se l’ovazione ha questa soluzione immaginaria
ricorda un’afflizione del passato, speravamo di memoria immunitaria
 
TEMPO
 
SONCINO – Non era dato paventare che l’acclamazione per fascinazione avrebbe potuto allignare di nuovo in forme aggiornate del peggio:
virulenza spacciata in provvidenza, tramite frequenza spingersi nel seggio
 
Se ne parlava giorni fa con Enfisema isolando proprio quel mitema tra gli altri di allora in discussione:
poiesi divenuta tesi, così moltiplicata povera Renata un emblema da nazione svergognata
 
e il Tizio surrettizio.. una realtà sciagurata
baiocchi nel taschino a vili servi sciocchi
baiocchi nel mirino al resto degli allocchi
 
Macchina indietro, alla radice dell’era di dietro
 
 TEMPO
 
CORO III – ..
 
RESTO CORO – Perché stai all’ingresso e non parli? Se hai dubbi di progresso non vuoi confessarli?
 
CORO III – Vedo se restare o temere la inutilità di sedere
 
CORO II – ‘Vano posteriore’
 
CORO I – Appunto
Lasciamo Tizio monacello, che poco ci può dare più di bello 
 
CORO – Sì, Tizio alla stazione che scende dal vagone, è del segno del leone e dalla foresta s’appresta a darci una lezione
 
SONCINO – Troppa definizione, cambiamo direzione, verso il retro della questione dove nessuna connotazione, non identitaria dunque ma pura ed entitaria nel suo ovunque
 
CORO II – Allora ubiquitaria?
 
SONCINO – Senza centro e gambe in aria
Partiamo?
 
RESTO CORO – Proviamo
 
SONCINO – Niente vento tempo stabile
siamo in essere non predicabile
quiddità prioritaria necessaria
non dirimibile ma corruttibile
propellente dell’ente comburente
tepente senziente del presente tangibile
nato dato se n’accorge nel fugato, Tizio è Renato
 
RESTO CORO – Buhh
 
CORO I – Non è concordato, Onorio è un vituperio, non era nell’albo pretorio
 
ONORIO – Parmi le armi di ragione non un improperio, e il tema in discussione sembra serio, quell’anteriorità dell’entità non ha attribuzioni neanche di durata, e l’individualità generata non ne ha l’esclusiva proprietà, essendo permanente il fondo d’esistente
 
SONCINO – “Io sono qui” afferma Renato, dato vero ovunque stazioni, per noi no se non siamo testimoni, vale il fondale ma contestuale
 
RESTO CORO – Soggettiva del reale?
 
SONCINO – Chi non c’è si pone il quesito?
 
CORO III – Ma dove da Renato?
 
CORO I – Quello se n’è andato, se l’è legata al dito
 
CORO III – Davvero ‘s’è sposato?’ E Renata candidata che fa?
 
SONCINO – ‘La corrente mancata
 
CORO II –  tornata alternata’
 
CORO III – ‘moto ondoso’
 
CORO I – ma in riposo vi nuota la figlia
 
CORO IV – che legge un messaggio in bottiglia
 
SONCINO – ‘vuoto di memoria’
 
ONORIO – Vi prego facciamo baldoria amici di giorni felici, l’amnesia del guitto non è da ricordare, sinapsi ribelli sono flagelli relapsi nemici dei consacrati a Tespi, della catarsi nel suo farsi, benché il giuramento sia totale asservimento e di sé non rimanga più nulla, per mai sarai più tu che ti trastulla, ma solo un significante ambulante tonante da una maschera dipinta, e poi l’uscita lieve, di quinta
 .. 
CORO I – Renata porta la sesta
 
RESTO CORO – Stai zitto, ma che testa
 
CORO II – Non vedi com’è mesta la figura dell’atride
 
CORO III – Non ci resta che la festa sennò qua mica si ride
 
COR IV – Onorio siamo spiazzati dalle tue considerazioni, anche noi buffoni addolorati, ma ci è più dura se non abbiamo una scrittura, col campare che ci ringhia e fa paura
 
CORO III – Stringere la cinghia
 
CORO II – ‘godersi la vita’
 
CORO IV – O guai nelle casse di usurai
 
CORO II – vampiri imballati
 
SONCINO – ‘colli affrancati’
 
CORO – Onorio ti supplichiamo anticipa
 
ONORIO – ..
 
CORO – òpera prima
 
                                          FINE
 
 
 
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Piazza del Popolo – il Banditore indrodurrà a ÒPERA PRIMA

Nei primi anni ’70 la generosità e la curiosità intellettuale di Vittorio Gassman diedero luogo a un cenacolo di ricerca in cui si avvicendarono vari personaggi di cultura della capitale, fra cui la voce critica e oracolare di Fabio Garriba, ed esponenti di teatro come Gigi Proietti e Carmelo Bene. Nel ricordo di quell’esperienza.

 

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